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Un blog dedicato a tutti gli appassionati della bici
lunedì 27 febbraio 2012
Ciclisti, il manifesto per la sicurezza diventa un ddl pronto alla discussione in Parlamento
Fonte : ilfattoquotidiano, 27 febbraio 2012
L'iniziativa del movimento Salvaiciclisti ha raccolto migliaia di adesioni in Rete ed è diventata una proposta di disegno di legge in Parlamento. Il pressing è partito dal web rilanciando la proposta lanciata dal quotidiano inglese Times: dopo solo 15 giorni di campagna il gruppo facebook ha superato quota 6.500 adesioni e i politici più sensibili al tema hanno già drizzato le orecchie. Tra loro anche il consigliere regionale lombardo Giulio Cavalli che alla proposta ha dedicato un post del suo blog su questo sito. La scorsa settimana un gruppo di rappresentanti del movimento d’opinione che ha alzato i riflettori sul problema della mancanza di sicurezza che i ciclisti patiscono in Italia, ha incontrato il senatore Pd ed ex presidente di Legambiente Francesco Ferrante. Con lui hanno cercato di capire quali fossero i passi da compiere per arrivare alla presentazione di una proposta di legge in materia di sostengo alla ciclabilità, che secondo i promotori è urgente, “visto che in 10 anni in Italia sono state 2.556 le vittime su due ruote, più del doppio di quelle del Regno Unito”. Nell’arco di pochi giorni, il 17 febbraio, è stato depositato il ddl “Interventi per lo sviluppo e la tutela della mobilità ciclistica”, con la firma bipartisan di 61 senatori. “Questo disegno di legge ha lo scopo di recepire nella nostra legislazione le richieste formulate nell’appello “Salviamo i ciclisti”. In sostanza si vuole intervenire per fermare il drammatico numero di incidenti, spesso mortali, del quale sono testimoni le strade delle nostre città”. Si legge proprio nel testo che introduce gli 11 articoli del ddl: “L’approvazione di questo disegno di legge, a costo zero per le casse dello Stato, vorrebbe dire che anche in Italia si vuole favorire la cultura del rispetto delle regole della circolazione stradale, dando maggiore tutela e sicurezza a chi utilizza la mobilità ciclistica, in modo anche di favorirne la sempre maggiore diffusione. Inoltre sarebbe anche un contributo a ridurre, ove possibile, la quota di spostamenti su auto privata a vantaggio di un sistema di mobilità che porterebbe innegabili vantaggi da diversi punti di vista, quali solo ad esempi esplicativi quelli ambientali e trasportistici”. Nel testo sono inseriti tutti i punti proposti dal movimento Salvaiciclisti, mutuati dalla campagna lanciata dal Times lo scorso 2 febbraio e adattati alla situazione italiana: 1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote. 2. I 500 incroci più pericolosi del Paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato. 3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti. 4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione. 5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida. 6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili. 7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays 8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme. Un primo passo, certo, ma è anche vero che in Italia le leggi rischiano di restare totalmente o parzialmente inapplicate, è il caso della legge 366 del 98, che stabiliva delle “norme per il finanziamento della mobilità ciclistica” imponendo alle regioni di redigere dei piani appositi ed istituendo un fondo per la realizzazione di infrastrutture legate al mondo della ciclabilità. Una norma che dopo aver compiuto i primi passi tra il 1999 e il 2000, sembra essere caduta nel dimenticatoio, tanto da rendere urgente l’assunzione di un nuovo impegno da parte delle istituzioni. La presentazione del disegno di legge è stata accolta dai promotori dell’iniziativa come un grande successo: “Per la prima volta nella storia italiana – spiega Paolo Pinzuti, autore del blog Piciclisti e anima del movimento -, un’iniziativa popolare è approdata in Parlamento senza il sostegno di partiti, personaggi illustri o giornali, ma semplicemente attraverso una valida strategia di guerriglia mediatica e il tam tam sul web e, per giunta, in soli 10 giorni”. Salvaiciclisti adesso guarda ai comuni: “Chiunque conosca anche solo un poco l’Italia sa bene che non è la mancanza di leggi che rovina il Paese, ma la mancata attuazione di quelle che abbiamo. Il nemico da combattere per noi non è l’automobilista, ma il lassismo di chi permette che sulle strade italiane avvengano così tante infrazioni e che queste rimangano impunite. Salvaiciclisti non è un’azione corporativista che vuole difendere una categoria a scapito di un’altra. Salvaiciclisti è soprattutto un segnale che proviene da tutti coloro che sono disposti a rimboccarsi le maniche e a dedicare il proprio tempo libero per il miglioramento della qualità della vita di tutti. E siamo straordinariamente tanti”.
L'iniziativa del movimento Salvaiciclisti ha raccolto migliaia di adesioni in Rete ed è diventata una proposta di disegno di legge in Parlamento. Il pressing è partito dal web rilanciando la proposta lanciata dal quotidiano inglese Times: dopo solo 15 giorni di campagna il gruppo facebook ha superato quota 6.500 adesioni e i politici più sensibili al tema hanno già drizzato le orecchie. Tra loro anche il consigliere regionale lombardo Giulio Cavalli che alla proposta ha dedicato un post del suo blog su questo sito. La scorsa settimana un gruppo di rappresentanti del movimento d’opinione che ha alzato i riflettori sul problema della mancanza di sicurezza che i ciclisti patiscono in Italia, ha incontrato il senatore Pd ed ex presidente di Legambiente Francesco Ferrante. Con lui hanno cercato di capire quali fossero i passi da compiere per arrivare alla presentazione di una proposta di legge in materia di sostengo alla ciclabilità, che secondo i promotori è urgente, “visto che in 10 anni in Italia sono state 2.556 le vittime su due ruote, più del doppio di quelle del Regno Unito”. Nell’arco di pochi giorni, il 17 febbraio, è stato depositato il ddl “Interventi per lo sviluppo e la tutela della mobilità ciclistica”, con la firma bipartisan di 61 senatori. “Questo disegno di legge ha lo scopo di recepire nella nostra legislazione le richieste formulate nell’appello “Salviamo i ciclisti”. In sostanza si vuole intervenire per fermare il drammatico numero di incidenti, spesso mortali, del quale sono testimoni le strade delle nostre città”. Si legge proprio nel testo che introduce gli 11 articoli del ddl: “L’approvazione di questo disegno di legge, a costo zero per le casse dello Stato, vorrebbe dire che anche in Italia si vuole favorire la cultura del rispetto delle regole della circolazione stradale, dando maggiore tutela e sicurezza a chi utilizza la mobilità ciclistica, in modo anche di favorirne la sempre maggiore diffusione. Inoltre sarebbe anche un contributo a ridurre, ove possibile, la quota di spostamenti su auto privata a vantaggio di un sistema di mobilità che porterebbe innegabili vantaggi da diversi punti di vista, quali solo ad esempi esplicativi quelli ambientali e trasportistici”. Nel testo sono inseriti tutti i punti proposti dal movimento Salvaiciclisti, mutuati dalla campagna lanciata dal Times lo scorso 2 febbraio e adattati alla situazione italiana: 1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote. 2. I 500 incroci più pericolosi del Paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato. 3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti. 4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione. 5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida. 6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili. 7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays 8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme. Un primo passo, certo, ma è anche vero che in Italia le leggi rischiano di restare totalmente o parzialmente inapplicate, è il caso della legge 366 del 98, che stabiliva delle “norme per il finanziamento della mobilità ciclistica” imponendo alle regioni di redigere dei piani appositi ed istituendo un fondo per la realizzazione di infrastrutture legate al mondo della ciclabilità. Una norma che dopo aver compiuto i primi passi tra il 1999 e il 2000, sembra essere caduta nel dimenticatoio, tanto da rendere urgente l’assunzione di un nuovo impegno da parte delle istituzioni. La presentazione del disegno di legge è stata accolta dai promotori dell’iniziativa come un grande successo: “Per la prima volta nella storia italiana – spiega Paolo Pinzuti, autore del blog Piciclisti e anima del movimento -, un’iniziativa popolare è approdata in Parlamento senza il sostegno di partiti, personaggi illustri o giornali, ma semplicemente attraverso una valida strategia di guerriglia mediatica e il tam tam sul web e, per giunta, in soli 10 giorni”. Salvaiciclisti adesso guarda ai comuni: “Chiunque conosca anche solo un poco l’Italia sa bene che non è la mancanza di leggi che rovina il Paese, ma la mancata attuazione di quelle che abbiamo. Il nemico da combattere per noi non è l’automobilista, ma il lassismo di chi permette che sulle strade italiane avvengano così tante infrazioni e che queste rimangano impunite. Salvaiciclisti non è un’azione corporativista che vuole difendere una categoria a scapito di un’altra. Salvaiciclisti è soprattutto un segnale che proviene da tutti coloro che sono disposti a rimboccarsi le maniche e a dedicare il proprio tempo libero per il miglioramento della qualità della vita di tutti. E siamo straordinariamente tanti”.
lunedì 7 novembre 2011
sabato 6 novembre 2010
Muoversi in bici a New York City
Mapping Your NYC Bike Commute from Streetfilms on Vimeo.
Fonte: http://www.streetfilms.org/category/bicycles/
lunedì 26 luglio 2010
Genova alla conferenza internazionale Toward Carfree Cities (York, UK)
Genova alla conferenza internazionale Toward Carfree Cities
(York, UK) 28 giu - 1 lug 2010
Presentata l’esperienza genovese della bici intermodale ed il caso della
Gronda
Dal 28 Giugno al 1 Luglio si e’ tenuto a York (UK) la IX edizione
della conferenza internazionale Toward Carfree Cities
(www.worldcarfree.net/conference/). La conferenza, organizzata
annualmente dal World CarFree Network (www.worldcarfree.net) raccoglie
esperti, professionisti e attivisti da tutto il mondo ed e’ dedicata a
condividere ricerche ed esperienze e promuovere alternative piu’
sostenibili all’utilizzo dell’automobile. Hanno partecipato persone da
tutti i continenti: oltre all’europa era rappresentata la Turchia, il
Messico, il Sud Africa, l’ Australia, gli Stati Uniti.
Per l’Italia ha partecipato Massimiliano Amirfeiz, membro del World
CarFree Network e del WWF sezione Liguria, con una presentazione dal
titolo “Improving cycling mobility in hilly cities with folding
bikes”, portando nuovamente in un contesto internazionale, l’idea
tutta genovese della “bicicletta intermodale”. La presentazione ha
riscontrato molto interesse e numerose sono state le domande di
approfondimento dagli altri partecipanti. La presentazione puo’ essere
scaricata a questo link:
http://www.scribd.com/doc/34079047/Cycling-in-Hilly-Cities-Amirfeiz
Oltre alla presentazione ha avuto molto successo il video autoprodotto
“Little Green Bike”, che in poco piu di un minuto fa capire a chi lo
guarda in modo molto efficace quanto sia pratico il sistema.
L’altra questione genovese portata a York e’ stato il caso della
Gronda di Ponente, che insieme ad altri casi simili nel mondo ha
trovato ampio spazio di dibattito. Ad esempio il caso della Via
Express di Guadalajara (Mexico) e’ particolarmente significativo, e su
questo e’ stato realizzato un video con le interviste ad alcuni dei
maggiori esperti della conferenza:
http://www.youtube.com/watch?v=9u3e9f0q7QY
Potete trovare a questo link tutte le presentazioni delle precedenti
edizioni, e tra non molto anche quelle della conferenza di quest’anno:
http://www.worldcarfree.net/conference/archive.php
La conferenza di quest'anno aveva come tema "How Do We Get There?", e
si e’ concentrata su come portare alla vita le comunità carfree,
valutando una serie di strategie dagli eventi temporanei, alla
ricollozazione permanente dello spazio stradale, ai nuovi modelli
europei di sviluppo carfree. Nel corso della conferenza e’ stato
organizzato uno street party, ovvero e’ stata convertita una strada
molto trafficata, in area pedonale, con grande partecipazione di
pubblico.
Diversi interventi hanno analizzato e tratto ispirazione dal passato,
guardando a come la città medievale pedonale è stata organizzata nello
spazio, e come gli stessi principi potrebbero essere applicati ai
futuri insediamenti. Sono state esaminate le principali sfide per
favorire l’accettabilità politica e pubblica per le misure di
riduzione dell’uso dell’automobile, tra cui l'esplorazione delle
condizioni in cui le persone volentieri abbandonerebbero l'auto in
cambio dei benefici di vivere in ambienti privi di traffico.
Per approfondimenti sul World Carfree Network
http://www.worldcarfree.net/about_us/global/charter-it.php
Contatti:
Massimiliano Amirfeiz
bicintermodale@gmail.com
cell: 335 1817810
(York, UK) 28 giu - 1 lug 2010
Presentata l’esperienza genovese della bici intermodale ed il caso della
Gronda
Dal 28 Giugno al 1 Luglio si e’ tenuto a York (UK) la IX edizione
della conferenza internazionale Toward Carfree Cities
(www.worldcarfree.net/conference/). La conferenza, organizzata
annualmente dal World CarFree Network (www.worldcarfree.net) raccoglie
esperti, professionisti e attivisti da tutto il mondo ed e’ dedicata a
condividere ricerche ed esperienze e promuovere alternative piu’
sostenibili all’utilizzo dell’automobile. Hanno partecipato persone da
tutti i continenti: oltre all’europa era rappresentata la Turchia, il
Messico, il Sud Africa, l’ Australia, gli Stati Uniti.
Per l’Italia ha partecipato Massimiliano Amirfeiz, membro del World
CarFree Network e del WWF sezione Liguria, con una presentazione dal
titolo “Improving cycling mobility in hilly cities with folding
bikes”, portando nuovamente in un contesto internazionale, l’idea
tutta genovese della “bicicletta intermodale”. La presentazione ha
riscontrato molto interesse e numerose sono state le domande di
approfondimento dagli altri partecipanti. La presentazione puo’ essere
scaricata a questo link:
http://www.scribd.com/doc/34079047/Cycling-in-Hilly-Cities-Amirfeiz
Oltre alla presentazione ha avuto molto successo il video autoprodotto
“Little Green Bike”, che in poco piu di un minuto fa capire a chi lo
guarda in modo molto efficace quanto sia pratico il sistema.
L’altra questione genovese portata a York e’ stato il caso della
Gronda di Ponente, che insieme ad altri casi simili nel mondo ha
trovato ampio spazio di dibattito. Ad esempio il caso della Via
Express di Guadalajara (Mexico) e’ particolarmente significativo, e su
questo e’ stato realizzato un video con le interviste ad alcuni dei
maggiori esperti della conferenza:
http://www.youtube.com/watch?v=9u3e9f0q7QY
Potete trovare a questo link tutte le presentazioni delle precedenti
edizioni, e tra non molto anche quelle della conferenza di quest’anno:
http://www.worldcarfree.net/conference/archive.php
La conferenza di quest'anno aveva come tema "How Do We Get There?", e
si e’ concentrata su come portare alla vita le comunità carfree,
valutando una serie di strategie dagli eventi temporanei, alla
ricollozazione permanente dello spazio stradale, ai nuovi modelli
europei di sviluppo carfree. Nel corso della conferenza e’ stato
organizzato uno street party, ovvero e’ stata convertita una strada
molto trafficata, in area pedonale, con grande partecipazione di
pubblico.
Diversi interventi hanno analizzato e tratto ispirazione dal passato,
guardando a come la città medievale pedonale è stata organizzata nello
spazio, e come gli stessi principi potrebbero essere applicati ai
futuri insediamenti. Sono state esaminate le principali sfide per
favorire l’accettabilità politica e pubblica per le misure di
riduzione dell’uso dell’automobile, tra cui l'esplorazione delle
condizioni in cui le persone volentieri abbandonerebbero l'auto in
cambio dei benefici di vivere in ambienti privi di traffico.
Per approfondimenti sul World Carfree Network
http://www.worldcarfree.net/about_us/global/charter-it.php
Contatti:
Massimiliano Amirfeiz
bicintermodale@gmail.com
cell: 335 1817810
mercoledì 9 giugno 2010
AL VIA LA SPERIMENTAZIONE DELLE MOTO SULLE CORSIE DEI BUS A GENOVA
E' di oggi la notizia dell'avvio imminente - a Genova - della sperimentazione del transito di motoveicoli su alcune corsie riservate agli autobus, in particolare nella tratta Via Macaggi - Via Barabino.
Tutti noi bikers genovesi ci domandiamo per quale motivo il Comune di Genova - rappresentato, nella fattispecie, dall'assessore al traffico Farello - abbia acconsentito a dare il via a questa sperimentazione.
E' ovvio che non ci si potrà aspettare - da parte di tutti i motociclisti genovesi - un approccio tranquillo e pacato a questa concessione e presto l'assessore dovrà prendere atto che - con tale scelta - si verranno a creare non poche situazioni di intralcio e pericolo per la circolazione cittadina.
Molto meglio sarebbe, invece, consentire - sulle corsie dei bus cittadini - la circolazione delle biciclette.
Ricordiamo che oltre due milioni di euro sono già stati destinati a Genova per la promozione della mobilità ciclabile e, per quanto mi risulta, non è stato ancora pianificato il modo in cui saranno concretamente spesi.
Se Genova ambisce a diventare una Smart City, occorre compiere un primo passo in questa direzione.
Agostino
Tutti noi bikers genovesi ci domandiamo per quale motivo il Comune di Genova - rappresentato, nella fattispecie, dall'assessore al traffico Farello - abbia acconsentito a dare il via a questa sperimentazione.
E' ovvio che non ci si potrà aspettare - da parte di tutti i motociclisti genovesi - un approccio tranquillo e pacato a questa concessione e presto l'assessore dovrà prendere atto che - con tale scelta - si verranno a creare non poche situazioni di intralcio e pericolo per la circolazione cittadina.
Molto meglio sarebbe, invece, consentire - sulle corsie dei bus cittadini - la circolazione delle biciclette.
Ricordiamo che oltre due milioni di euro sono già stati destinati a Genova per la promozione della mobilità ciclabile e, per quanto mi risulta, non è stato ancora pianificato il modo in cui saranno concretamente spesi.
Se Genova ambisce a diventare una Smart City, occorre compiere un primo passo in questa direzione.
Agostino
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